Comunicazione per il Seminario

 

“INSEGNANTI  E  BIBLIOTECARI

PER LA PROMOZIONE DELLA LETTURA”

(Pontedera, 26 marzo 2002)

 

 

Donatella Lombello[BC1] 

 

 

 

IL RUOLO DELLE BIBLIOTECHE DI CLASSE E D’ISTITUTO

 

 

 

“A school library media center is definied as collection of print and audiovisual materials

centralized in each school under the supervision of professionally qualified school library

media specialists….The school library media center which provides an environement

conducive to self-discovery, inquiry, and self-direction is recommended.”

Frances Laverne Carroll[1]

 

“A good school library with a qualified school librarian is a major factor

in developing quality education.”

International Association of School Librarianship-IASL [2]

 

"La bibliothèque scolaire est une composante essentielle de toute stratégie

à long terme d'alfabétisation, d'éducation, d'information et de

développement économique, social et culturel… ”

Manifesto per le Biblioteche scolastiche dell'UNESCO,1999[3]

 

                              

Premessa.

Da oltre vent’anni, a livello internazionale,  la biblioteca scolastica è oggetto di ininterrotto dibattito e di infervorate  discussioni sui molteplici versanti che ne costituiscono lo sfaccettato quanto complesso ruolo. Ambiente particolare d’apprendimento,  centro di risorse educative della scuola come risposta ai bisogni d’appropriazione dei saperi e delle competenze scolastiche, la biblioteca scolastica è posta in rapporto di contiguità con l’attività didattica svolta in aula,   ma anche come raccolta libraria e multimediale in risposta ai bisogni di crescita personale dell’allievo, di costruzione della propria identità.                               

Se le citazioni su riportate ci permettono di individuare alcuni tra gli obiettivi educativi affidati

alla Biblioteca scolastica,  esse ci consentono anche di riconoscere, al contempo,  i

fondamentali organismi[4] che, negli anni, hanno contribuito a definirne la specificità a livello mondiale. La duplice provenienza, biblioteconomica e più specificamente pedagogica, delle associazioni che hanno promosso e sostenuto il confronto teorico-pratico tra tutti i paesi (almeno a livello di principio) del mondo in ambito di biblioteche scolastiche è di per sé indice del duplice terreno epistemologico a cui il nostro tema afferisce. Da un lato, dunque, esso comprende tutto ciò che concerne gli aspetti più squisitamente riferibili all’organizzazione e alla gestione del patrimonio documentale (tradizionale e delle nuove tecnologie informatiche e telematiche);  dall’altro esso riguarda i percorsi di educazione alla lettura e alla ricerca da parte degli allievi, e dunque i  processi d’insegnamento-apprendimento, essendo qui di nuovo  riproposta la situazione di trasversalità epistemologica e didattico-educativa tra i  diversi settori disciplinari e i relativi docenti.

Che nella strutturazione e organizzazione della biblioteca scolastica, in quanto spazio, dotazione,  e in quanto attività educativa e didattica (educazione-motivazione alla lettura; educazione alla ricerca) confluiscano competenze diverse e  complementari, risulta dall’impegno del dibattito internazionale nel precisare il percorso formativo del bibliotecario scolastico, definito non solo specialista dell’informazione, ma anche teaching partner,  vale a dire ricoprente un ruolo di stretta collaborazione didattico-educativa con il corpo docente della scuola[5].

Certo è che alla biblioteca scolastica, fin dal delinearsi, in ambito internazionale (anni Sessanta),  e poi nell’approfondirsi della discussione sul suo compito educativo (anni Settanta), è concordemente attribuito il ruolo di centralità nella scuola: degli spazi, dell’attività metodologico-didattica, delle raccolte  librarie e multimediali.

E’ cambiata, nella seconda metà del Novecento, la prospettiva della biblioteconomia scolastica, in virtù della quale, superando la frammentazione della distribuzione libraria nelle classi, e nel recepire il modello culturale della biblioteca pubblica, tutto il sapere raccolto nella biblioteca della scuola è riunito ordinatamente  in un unico luogo. Ad esso, nella sua interezza, gli allievi ed i loro insegnanti possono avere accesso, essendo resi contemporaneamente partecipi della ricchezza dell’offerta di lettura e di informazione-ricerca, ed essendo al contempo anche immessi nel rigore catalografico della collocazione dei materiali.

E’ accolta in tal modo, dunque, la nuova  prospettiva pedagogica, per cui alla direttività della scelta dell’insegnante- scelta spesso obbligata, più  che dalla limitatezza delle dotazioni,  dall’assenza di spazi comuni destinati alla lettura e alla ricerca- si sostituiscono la centralità ed il protagonismo dell’allievo nell’esercizio della scelta individuale, nella costruzione del proprio percorso di educazione alla lettura[6] e alla formazione delle abilità d’uso dell’informazione, pur sostenuta dall’aiuto dell’insegnante e del bibliotecario.

Se, dunque, rispetto agli orientamenti internazionali, è conseguente, almeno a livello di principio, parlare di biblioteca scolastica generale, «d’istituto»,  le cui dotazioni confluiscono tutte, pertanto, in un unico spazio della scuola, sappiamo come, nella prassi italiana, questo sia frequentemente più un obiettivo che una realtà.

 

La  biblioteca scolastica ieri

 

"Dalla biblioteca scolastica si riceve un  libro…spesso con invidia, si vedono finire in altre mani libri ardentemente desiderati. Alla fine si riceverà il proprio. Per una settimana si era prigionieri del turbinio del testo, che,  lieve e segreto, fitto e incessante, ti avvolgeva come neve. Vi si entrava con sconfinata fiducia. Silenzio del libro che invitava ad andare avanti, avanti!"  

Walter Benjamin[7]

 

"Il primo vero piacere della lettura d'un vero libro lo provai abbastanza tardi: avevo già dodici o tredici anni, e fu con Kipling, il primo e (soprattutto) il secondo Libro della giungla. Non ricordo se ci arrivai attraverso una biblioteca scolastica o perché lo ebbi in regalo. Da allora in poi avevo qualcosa da cercare nei libri: vedere se si ripeteva quel piacere della lettura provato con Kipling." 

                                                               Italo Calvino[8]

                                                   

 

Nell’esperienza di Walter Benjamin e di Italo Calvino la biblioteca scolastica di ieri coincide quasi certamente con la biblioteca di classe.

Sappiamo quanto l’invito maturato sui banchi di scuola “ad andare avanti, avanti” nella lettura abbia accompagnato il critico tedesco per tutta la sua drammatica esistenza, quando , per il “bisogno interiore di possedere una biblioteca”[9], trascinava per Parigi le valigie dei suoi libri, per collocarli di volta in volta  in alberghi sempre più poveri, mentre cercava di sfuggire ai suoi creditori e  alle leggi razziali.

Sappiamo come per Italo Calvino, quel piacere preadolescenziale, “tardivo”, per la lettura sia stato preceduto dal piacere di “leggere le figure” del «Corriere dei Piccoli», se nella quarta lezione americana, sulla Visibilità, egli afferma: “ Il mio mondo immaginario  è stato influenzato per prima cosa dalle figure del «Corriere dei Piccoli»…credo che il periodo decisivo sia stato tra i tre e i sei anni, prima che io imparassi a leggere”[10]..

La testimonianza di Calvino bambino ci riporta quasi alla fine degli anni Venti del secolo scorso: di lì a poco  Maria Nobili renderà pubblici nell’ambito del III Congresso dell’A.I.B.-Associazione Italiana Biblioteche (Bari, 1934) gli esiti d’una sua ricerca sul territorio nazionale su  Le biblioteche specializzate per l'infanzia. Da quella ricerca emerge il ruolo della biblioteca scolastica, alla quale la relatrice attribuisce  l’esplicito carattere di "vera biblioteca circolante per i fanciulli"[11].

L'affermazione della Nobili avviene in un contesto di distribuzione assai limitata, rilevata nella sua stessa ricerca,  di biblioteche  "esclusivamente dedicate ai ragazzi". Sappiamo diffusa, invece, la promiscua collocazione dei libri per l'infanzia insieme con quelli per adulti nelle biblioteche "pubbliche" di allora, cioè le popolari :  promiscuità di materiali e limitatezza di strutture destinate al pubblico giovanile che inquietavano indubbiamente l'attenta relatrice [12]. La qualità di "biblioteca circolante” che l’autrice evidenzia per le scolastiche rimanda ad una positiva valutazione di tipo quantitativo: il numero di libri è dunque sufficiente a raggiungere ogni alunno. Rimanda, al contempo, ad una valutazione di tipo pedagogico, rappresentata dall'intenzionalità  educativa nella scelta e nell’offerta di materiali per la lettura, che sappiamo  non coincidenti coi libri di testo, ma invece trascelti dalla letteratura per ragazzi. 

La dichiarazione di Maria Nobili rendeva certamente conto dell'applicazione del più recente R.D. 5 febbraio 1928, n.577-Testo unico sull'istruzione elementare, in cui, all'art.214, era prevista l'istituzione delle biblioteche scolastiche nella scuola elementare, e della relativa attività che andava svolgendo l'Associazione nazionale fascista per le Biblioteche delle scuole italiane, associazione da poco trasformata in Ente nazionale per le Biblioteche popolari e scolastiche ( R.D. 24 settembre 1932, n.1335, cessato poi nel 1977). Sappiamo che questi interventi legislativi erano andati ad aggiungersi agli altri di più vecchia data: dal R.D. 1 aprile 1909 , n. 223, sulle biblioteche annesse agli Istituti di insegnamento superiore del Regno , agli Istituti e Corpi scientifici e letterari, di Belle Arti, dei Conservatori e Istituti musicali e di Istruzione media; al D. Lgt. del 2 sett.1917, n.1521, relativo all'Istituzione delle biblioteche nelle scuole elementari del Regno, alle numerose circolari ministeriali che indicavano modalità di organizzazione delle stesse, a partire  da quella cronologicamente più lontana , la C.M. 26 luglio 1911, n.36, che reca il significativo titolo Istruzione e norme per l'istituzione, l'ordinamento e il funzionamento di bibliotechine scolastiche[13] .

 

 La  biblioteca scolastica oggi

 

La  leggi specificamente relative alla biblioteche scolastiche si fermano tra primo e secondo dopoguerra, anche se circolari ministeriali hanno, ciclicamente, valorizzato  la promozione specialmente della lettura, e talora della ricerca, nella biblioteca scolastica, ed i Programmi ministeriali  per la Scuola media (1962 e 1979) ed elementare (1985), oltre agli Orientamenti  per la Scuola materna (1969 e 1991), ne sollecitano l'uso,  menzionandone il significato educativo.

Ai  riferimenti legislativi, la cui intermittenza ha  attraversato il XX secolo, senza mai tuttavia far approdare  effettivamente  alla definizione del ruolo ed alla  regolamentazione organizzativa delle biblioteche scolastiche, è mancata, in Italia, una analoga corrispondenza normativa concernente la definizione della figura dei bibliotecari scolastici[14], o, come si preferisce oggi chiamarli, dei docenti documentalisti[15]: punto dolente , sul quale  cospicua letteratura è stata  prodotta in questi anni[16].

Non sono certo mancate sollecitazioni ed iniziative a livello centrale atte a prefigurare un nuovo assetto delle biblioteche scolastiche e a definire la funzione educativa del bibliotecario scolastico. Si ricorderanno sicuramente le proposte di legge di Giovanna Bosi Marmotti (1983) e di Roberto Franchi (1985), precedute dall’indagine coordinata da Mauro Laeng (1981)[17].

Preparatoria ad interventi innovativi  è da ritenersi anche  la ricerca affidata, alla fine del 1996, dall’ex-MPI alla BDP (oggi INDIRE-Istituto Nazionale di Documentazione per l’Innovazione e la Ricerca Educativa), coordinata da Marisa Trigari[18],  successiva a quel Piano nazionale di educazione alla lettura (C.M. 105/1995)[19], che si caratterizzò per l’intensa attività di lettura e di uso della biblioteca scolastica  sul territorio nazionale che ne seguì.

Pur svolte a distanza di tempo, le due indagini citate hanno messo in luce gli stessi aspetti contraddittori che caratterizzano le nostre biblioteche scolastiche: la loro consistente distribuzione sul territorio nazionale, sbilanciata  dallo stato di orfanezza di personale dedicato e formato, e dunque dalla sostanziale non utilizzazione della struttura e dei relativi  materiali (Laeng ’81; BDP, ‘97); la presenza di dotazione costituita specialmente da opere di letteratura, risultando marginale la presenza di opere generali e di saggistica specifica per i diversi curricoli, e dunque risultando marginalizzata ogni attività di ricerca in biblioteca (BDP, ‘97), salvo in casi eccezionali[20].

La centralità didattica della biblioteca scolastica, auspicata dagli orientamenti internazionali e dalle nuove metodologie, resta dunque, in linea di massima, disattesa nel contesto italiano, secondo i risultati registrati anche della più recente analisi del ’97:  si conferma un modello statico di biblioteca scolastica, utilizzata fondamentalmente per il prestito di letture da consumare a casa, a cui al massimo si aggiungono isolate  esperienze di animazione della lettura.

La recente novità ministeriale, volta a dare nuovo corso all’attività della biblioteca scolastica è rappresentata dal programma  varato da due circolari  promulgate giusto allo spirare del millennio: la  228/1999 e la 229/2000[21].

Grazie alle due circolari, emanate dell’ex- MPI a seguito della legge  sull’autonomia scolastica (L.440/97) e della Direttiva n.180/99,  è stato avviato un piano di sviluppo delle biblioteche scolastiche di base, cosiddette “B1”, (con una dotazione di almeno 3000 libri) e di potenziamento delle biblioteche cosiddette di eccellenza, o “B2”.

Obiettivo del programma ministeriale, al quale ha lavorato un’apposita commissione nel biennio 1999-2000[22], è stata l’istituzione di una rete territoriale di biblioteche quali “centri di risorse multimediali a sostegno della didattica e della ricerca nella scuola, nello spirito di apertura  e radicamento sul territorio proprio dell’autonomia scolastica” (CM 228/99-Premessa).  L’accantonamento finanziario per detto programma è stato complessivamente di 35 miliardi di lire, comprensivi di una congrua parte riservata alla formazione. L’ultima tornata di formazione si sta preparando proprio in questi giorni, nell’a.a.2001-2002, attraverso appositi   protocolli d’intesa e convenzioni con i tre atenei di Bari, Padova e Viterbo , al fine di formare cento docenti bibliotecari in ogni sede.

Le due C.M. dette ci immettono in quel processo di riforma della scuola, avviato con la Commissione dei saggi (Relazioni del ’97 e ‘98), incentrata  sull’innovazione delle metodologie d’insegnamento e apprendimento.

Si pensi come,  dal documento della Commissione dei Saggi sulla Scuola italiana del Duemila, alla legge quadro sul riordino dei cicli,  al Regolamento sull'autonomia scolastica, si coniughino insieme qualità della formazione personale, quantità dei successi scolastici[23] e innovazione metodologica, con la flessibilità nei percorsi formativi[24]  e con la predisposizione di ambienti per l'apprendimento[25], ai fini di   far   acquisire  all'allievo    capacità  autonome di studio, d’apprendimento, e di giudizio critico. Ciò su cui si insiste, nei  documenti citati, è   non    solo   riferito ai contenuti[26], ma specialmente all'impianto metodologico, che   deve   prevedere,   attraverso   percorsi   formativi diversificati - individualizzati , per gruppi,  di classe - esperienze motivanti, piacevoli, gratificanti d'apprendimento[27], che diano vita a una "comunità di discenti e docenti impegnati collettivamente nell'analisi e nell'approfondimento degli oggetti di studio e nella costruzione di saperi condivisi"[28]. Saperi che saranno l'esito di conoscenze sia disciplinari che trasversali e  reticolari, di collegamento tra le diverse aree d'insegnamento; di conoscenze non solo teoriche, ma  organizzative ed applicative insieme, che si vengono a costruire attraverso un approccio non lineare-sequenziale, ma sistemico ai problemi, in sintonia, quindi, con i procedimenti mentali più vicini alle odierne tecnologie informatiche e telematiche.

Non è difficile scorgere, dietro queste linee indicative, l’approccio psicopedagogico costruttivista, dato che  ne ritroviamo aspetti caratterizzanti nella definizione di  Brant Wilson: “Ambiente d’apprendimento è un posto in cui gli studenti possono lavorare insieme e aiutarsi a vicenda per imparare a usare una molteplicità di strumenti e risorse informative nel comune perseguimento di obiettivi d’apprendimento e d’attività di problem solving”[29].

Il profilo formativo dell'allievo risulta dunque definirsi, nei documenti detti, attraverso forme dell'apprendere che lo vedono  partecipe e cooperante, in grado di organizzare e combinare insieme conoscenze e competenze,  secondo il criterio della flessibilità , in relazione ai suoi stili cognitivi e motivazionali  (ma anche emotivi e relazionali),  e al contesto socio-economico-culturale delle realtà locali , e dunque in ordine alla conseguente ricaduta sul mercato del lavoro.

Nei documenti detti si possono indubbiamente riconoscere  riferimenti al Libro bianco  della Commissione europea, il cui accento, posto sul valore delle risorse umane nella società del Duemila[30], evoca la necessità del più efficace investimento  su istruzione, formazione e sviluppo personale. La richiamata qualità dell'istruzione[31], sulla cui efficacia  si fonda la formazione del soggetto nell'arco di tutta la vita[32], è strettamente connessa con la pedagogia dell'innovazione[33] lì evocata.

L'impostazione metodologica della scuola rinnovata della società conoscitiva non si riconosce in percorsi che "presentando le cose come totalmente costruite, fa dell'allievo un soggetto passivo"[34] , ma in quelli che, favorendo "l'osservazione, il buon senso, la curiosità per il mondo fisico e sociale…la sperimentazione"[35],  mirino allo sviluppo dello spirito critico nei giovani[36], alla loro capacità di saper interpretare la complessità, frammentarietà, discontinuità delle situazioni[37] , e di saper intraprendere il "cammino della flessibilità"[38] per adattarsi alla varietà della domanda sociale.

Non si può altro che vedere una stretta relazione tra  biblioteca scolastica e innovazione delle forme dell'apprendere e della metodologia d'insegnamento nella prospettiva della riforma per la  Scuola rinnovata per il  Duemila, se la prassi  della lezione frontale è integrata  dal lavoro di gruppo in biblioteca; se, in questo particolare ambiente d’apprendimento, cambia il ruolo del docente, che non si propone più come il solo esperto,  ma che assume quello - non marginale né meno impegnativo - di facilitatore e di  sostegno nel percorso di ricerca dell'allievo; se, dunque, si modifica la direzione della comunicazione, che diviene bi-multidirezionale nel gruppo; se si rovescia il ruolo del manuale, punto solo di partenza,   per costruire nuove espansioni di analisi e  altrettanti confronti critici su altre fonti; se si mette  in conto uno  sconvolgimento  nell'uso del tempo,  ritmato  sugli stili cognitivi individuali degli allievi, sulle esigenze delle operazioni legate alla loro ricerca, tempo protratto finché le abilità non sono effettivamente conseguite e radicate in ognuno.

 Che la biblioteca debba essere investita di significato pedagogico, come già richiamato dal processo riformatore della scuola, ma anche a seguito delle sollecitazioni stesse della società conoscitiva del nuovo millennio, si può desumere anche dall’investimento culturale ed educativo della stessa Commissione europea sulla formazione lungo tutto l’arco della vita.

Ci si riferisce specialmente al recente Documento di lavoro dei Servizi della Commissione delle Comunità europee del  30/X/2000, il cui titolo:  Memorandum sull’istruzione e la formazione permanente[39], ci fa entrare nel cuore della questione del rapporto tra scuola e società, tra  formazione scolastica, extrascolastica e continua, ovvero tra apprendimento formale (della scuola e delle istituzioni educative), non formale (intenzionale, ma che non porta a qualificazioni riconosciute, a diplomi), informale (della vita quotidiana)[40]. In particolare si vuole qui ricordare il terzo dei sei messaggi chiave colà proposti, dal titolo Innovazione nelle tecniche di insegnamento e di apprendimento. L’obiettivo esplicitato nel documento, quello di “sviluppare contesti e metodi efficaci d’insegnamento e di apprendimento per un’offerta ininterrotta d’istruzione e di formazione lungo l’intero arco della vita e in tutti i suoi aspetti”[41], è nel documento strettamente connesso  sia con l’adozione di   “ sistemi di formazione basati sulle esigenze dell’utente”[42] il quale, per quanto possibile, dovrà farsi carico della propria formazione[43], sia con il nuovo profilo professionale dell’insegnante, che sarà quello specialmente di “consulente, tutore e mediatore”[44], con il compito  di “ definire e di mettere in pratica metodi aperti e partecipativi d’insegnamento e di apprendimento”[45].

Se, nel documento, entra necessariamente in gioco il rapporto allievo-docente, il primo chiamato in causa perché “un apprendimento attivo presuppone la volontà di apprendere, la capacità di emettere giudizi critici e sapere come apprendere”, il secondo perché “il ruolo insostituibile dell’insegnante consiste nell’istruire questa capacità dell’essere umano di creare e utilizzare il sapere”[46], l’appello esplicito è tuttavia riferito alla “complementarità dell’apprendimento formale, non  formale  e  informale” [47], cui  fa   peraltro  richiamo  anche il

Rapporto GRL[48], in una concezione che supera il lifelong learning, per estendersi, non più solo in senso temporale , ma spaziale, al lifewide learning[49], cioè alla formazione provocata da tutti gli aspetti della vita.

Ecco esplicitato il  senso in cui, dunque, si recupera la  piena valenza  educativa della biblioteca scolastica: nelle linee direttrici sollecitate dalla necessità della formazione continua del ventunesimo secolo, le cui radici affondano nella qualità dell’istruzione-educazione che la scuola  può-deve far raggiungere ai propri allievi. Se la dimensione della qualità dell’istruzione-educazione è misurabile in termini di autonomia nella ricerca e di capacità critica e creativa di scelta e di valutazione dei materiali e delle fonti dell’informazione, richiamando l’uso di strategie metodologico-didattiche centrate sullo studente, sopra indicate,  risulta evidente come la biblioteca scolastica rappresenti l’ambiente per eccellenza per l’esercizio di abilità cognitive e metacognitive, cioè di “ritorno” e di valutazione dei percorsi mentali seguiti; di capacità ermeneutiche, cioè di interpretazione delle conoscenze; di capacità euristiche, cioè di formulazione di nuove ipotesi.

Capacità critica e creativa, autonomia di ricerca, di giudizio e di scelta, che la biblioteca scolastica concorre a formare, costituiscono la base della qualità dell’istruzione e dell’educazione necessaria a far orientare le giovani generazioni nella complessità delle sollecitazioni non formali e informali della società.: è questa la sfida che il sistema educativo si trova ad affrontare. Come afferma Giuseppe Bertagna, coordinatore del GRL per la riforma scolastica, “la funzione specifica del sistema formale diventa[…] soprattutto […] quella di abituare i ragazzi e i giovani alla distanza e al controllo critici.Più che aggiungere informazioni, pratiche sociali e visioni del mondo, insomma, creare le condizioni culturali, emotive e relazionali perché esse siano sottoposte a scrutinio critico”[50].

E la biblioteca è il luogo in cui si esercita lo spirito critico esercitando abilità  logico-formali, ma non solo. E’ anche il luogo in cui trovano necessariamente spazio educativo anche quegli aspetti relazionali, affettivi, emotivi, etici, espressivi che non sono mai  disgiunti dai processi di apprendimento, e che tanto peso assumono nella formazione integrale della persona.

E’ altresì il luogo in cui i ragazzi  possono avviare-continuare quel processo di costruzione della propria identità, che la frequentazione della letteratura può loro consentire.

In questo modo si chiude il cerchio della complessa funzione educativa della biblioteca scolastica. L’affermazione del collega americano, incontrato al Congresso IFLA di Bangkok (1999), che recita:  "La biblioteca è il punto focale per il raggiungimento del successo dello studente"[51], ha dunque senso pieno se per successo dello studente s’intende il successo formativo completo, che integra il versante delle conoscenze-competenze scolastiche con quello della crescita della persona.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



[1]«Si definisce biblioteca scolastica multimediale la raccolta centralizzata, in ogni scuola, di materiale stampato e audiovisivo riunito sotto la  supervisione di personale qualificato…Si raccomanda che una BSM  sappia creare un’atmosfera favorevole alla scoperta autonoma, alla ricerca  e all’auto-orientamento.»: F.L. Carroll, Guidelines for school libraries, The Hague, IFLA Headquarters, 1990, p.3, tr.it.a cura della Commissione Nazionale  Biblioteche Scolastiche dell'Associazione Italiana Biblioteche, Roma, AIB, 1995.

[2] «Una buona biblioteca scolastica con un bibliotecario scolastico qualificato rappresenta un fattore determinante nello sviluppo di un’educazione di qualità.»: International Association of School Librarianship-IASL, A policy  Statement    on School Libraries, Adelaide, Australia, 1993, in  S.K Hannesdottir, School librarians: guidelines for competency requirements, The Hague, IFLA Headquarters, 1995, tr.it.: Bibliotecari scolastici: competenze  richieste. Linee guida, a cura della Commissione Nazionale Biblioteche Scolastiche dell'Associazione Italiana Biblioteche, Roma, AIB, 1998,  p.47.

[3]« La biblioteca  scolastica è una componente essenziale di ogni strategia a lungo termine  di alfabetizzazione, d’educazione, d’informazione e di sviluppo economico, sociale, culturale…»: Manifesto Unesco, 1999.

Durante il Congresso di Bangkok dell'IFLA (agosto'99) fu diffuso in inglese-francese-spagnolo il testo nella sua versione finale, frutto di  un iter di elaborazione di ben tre anni, avviato nel novembre 1996 con il contributo della Sezione Biblioteche scolastiche dell'IFLA-International Federation of Library Associations and Institutions. E’ tradotto in italiano e pubblicato sia nell'Agenda 2000 dell'AIB-Associazione Italiana Biblioteche che in M.Bolletti,D.Lombello Soffiato, L.Marquardt (a cura di), Senzaconfini. Formazione e azione educativa del bibliotecario scolastico, Padova, Cleup, 2000, pp.480-483.

[4] A livello mondiale, sono essenzialemente due: uno di provenienza bibliotecaria, vale a dire l'IFLA-International Federation of Library Associations and Institutions, fondato nel  1927 ad Edimburgo, all’interno della quale nel 1977 è stata costituita la Section School Library; il secondo legato alla professione docente e rappresentato dalla IASL-International Association of School Librarianship,  associazione  costituita nel 1971 come emanazione della WOCTP-World Confederation of the Teaching Profession, fondata negli anni Sessanta. Un terzo organismo, infine, trasversale ai precedenti, è l’UNESCO-United Nations Education, Science and Culture Organization, creato nel novembre 1946 per contribuire al «mantenimento della pace, rafforzando la collaborazione delle nazioni attraverso l’educazione, la scienza e la cultura».

[5] Si vedano , oltre ai testi citati: N.Hall,Teachers, information and school library, Paris, Unesco, 1986, e S.K.Hannesdottir, Guidelines for the education and training of school librarians, The Hague, IFLA Headquarters, 1986.

[6]Si veda specialmente  A.M.Bernardinis, Il rapporto possibile tra scuola e biblioteca:come  e perché, in D.Lombello, B.M.Varisco (a cura di), La Bella Addormentata si risveglia? La biblioteca scolastica fra tradizione e  innovazione, Padova, CLEUP, 1996, p.33.

[7] W. Benjamin, Strada a senso unico, Torino, Einaudi, 1983, p.33.

[8] Da un manoscritto inedito, cit. da M.Barenghi-B.Falcetto, Cronologia, in Le città  invisibili, di  I. Calvino.

[9] W.Benjamin, Briefe I, 193, in H.Arendt, Il pescatore di perle, Mondadori, Milano, 1993, p.77.

[10] I.Calvino, Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio, Milano, Mondadori,1993, p.104.

[11] M. Nobili, Le biblioteche specializzate per l'infanzia, "Accademie e Biblioteche d'Italia", a.VIII, dic.1934,  n.6, pp.609- 618;  per considerazioni sulla relazione Nobili si veda anche il mio Lettore giovanile e biblioteca  pubblica. Indagine sulle  Sezioni per ragazzi del Veneto, Padova, Imprimitur, 1997,  p.12 e ss.

[12] M.Nobili, Le biblioteche specializzate per l'infanzia , op. cit. , p. 611.

[13] Se ne veda eventualmente la successione D.Lombello, B.M.Varisco ( a cura di), La Bella Addormentata si risveglia? La biblioteca scolastica fra tradizione e  innovazione , cit , Appendice II,  pp.273-295.

[14] Al di là dei cosiddetti "centotredicisti" (art. 113 del DPR 31 maggio 1974, n.417), cioè del personale dichiarato inidoneo alla funzione docente, del  personale DOA (dotazione organica aggiuntiva) poi DOP (ove la P sta per provinciale), o degli insegnanti impegnati in biblioteca per compenso incentivante, completamento d'orario o come  volontari,  era stato istituita la figura del coordinatore dei servizi di biblioteca,  con O.M. del 10 agosto 1989, n.282,  la quale non ha in realtà ottenuto  che presenze passeggere. Nell’ambito dell’autonomia scolastica la «funzione obiettivo» tra le più diffuse che abbia mirato alla biblioteca scolastica.

[15] Cioè  degli “specialisti del trattamento dei documenti”, come  precisa Dario Ragazzini in ID. (a cura di), Dal documento alla documentazione. Nuove competenze per la memoria e per l’identità nella scuola dell’informazione, Firenze, Le Monnier, 2001, p.10,  specialisti che mettono in azione ogni strategia per favorire l’incontro tra fonti dell’informazione e allievi/docenti.

[16] Si vedano , a titolo d'esempio: R.Borghi-F.Neri, Biblioteche scolastiche, Milano, Bibliografica, 1988; M.S.Dal Pos (a cura di), Il coordinatore dei servizi di biblioteca, IRRSAE Veneto, 1993; il numero monografico di "Biblioteche oggi", La biblioteca incompiuta: viaggio nel pianeta scuola; del dicembre 1995; il  saggio della sottoscritta  La biblioteca scolastica: centro di risorse per la formazione dell'allievo, in G.Moscati (a cura di),La biblioteca pubblica, Milano, Unicopli, 2000, pp.353-389; M.Bolletti-D.Lombello Soffiato-L.Marquardt (a cura di), Senzaconfini. La formazione del bibliotecario scolastico in Europa, Padova, CLEUP, 2000.  Rimando inoltre alla bibliografia inclusa nel già citato volume  La Bella Addormentata si risveglia?

 

[17] Si vedano: L’indagine  sulle biblioteche scolastiche , Collana “La Documentazione educativa”, n 5 e n. 12, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 1982; V.M.Di Fino, L’indagine nazionale 1981 sulle biblioteche scolastiche. Un commento ai dati, “Bollettino d’informazione AIB”, XXVI, n.3, 1986, pp.277-306.Per gli specifici riferimenti, rimando alla letteratura su citata.

[18] M.Trigari, Il Centro di Risorse educative Multimediali della Scuola-CREMS, in  C.Trucco Zagrebelsky ( a cura di ), Ripensare la Biblioteca scolastica, Milano, Einaudi scuola, 1999, pp.108-136.

[19] Se ne può leggere il testo  in  La Bella Addormentata…, cit., pp.298-305. Per una valutazione dell’iniziativa si veda: R.Ghiaroni, Il Piano nazionale per la promozione della lettura: il ruolo della biblioteca scolastica, inM.Bolletti- D.Lombello Soffiato- L.Marquardt (a cura di), Senzaconfini.La formazione del bibliotecario scolastico in Europa, cit., pp.26-31.

[20] Rimando alla letteratura fin qui citata. Gli esempi diversi (l’ITC “Abba” di Bergamo, il Liceo sc. “Cornaro” di Padova, il Liceo sc. “da Vinci” di Firenze…) sono accomunati  dalla presenza di personale formato e dedicato. 

[21] Se ne vedano i relativi bandi in D.Lombello, V.Marzi  (a cura di), La biblioteca scolastica: orientamenti gnerali e nodi problematici per l’attività educativa, Primo modulo del Master europeo per la formazione del bibliotecario scolastico, a.a.2000-01, Padova, CLEUP, 2001, pp.137-146, oltre che nel sito «www.istruzione.it».

[22]Insediatasi il 21 maggio 1999, è stata  coordinata dal Dirigente generale, dott. Giuseppe Cosentino: di essa hanno fatto parte dirigenti  del MPI, dirigenti  scolastici effettivi e distaccati presso il MPI,  il direttore della BDP, il provveditore agli studi di Torino, una rappresentante dell'AIE -Associazione Italiana Editori, una rappresentante dell'AIB-Associazione Italiana Biblioteche,  una rappresentante dell'università.Il Programma fu preannunciato dal dott. Luigi Catalano, del MPI, al convegno Imparare ad imparare-La nuova centralità della biblioteca scolastica , realizzato nell'ambito della Fiera del libro per ragazzi dall'AIE il 10 aprile 1999. Al convegno  intervenne il Ministro della P.I.,  on.le Luigi Berlinguer. Si veda C.I.Salviati ( a cura di), Biblioteche scolastiche, Milano, Bibliografica, 2000.

[23] MPI, Relazione al DDL recante "Legge quadro in materia di riordino dei cicli dell'istruzione", p.3.

[24] DPR 25/02/1999, Regolamento dell'autonomia delle istituzioni scolastiche, artt.4-5; sito Internet: http://edscuola.com/archivio/aut3shtml.

[25] MPI, Relazione al DDL recante "Legge quadro in materia di riordino dei cicli dell'istruzione", p.5; R. Maragliano ,  Sintesi dei lavori della Commissione dei Saggi sulla Scuola del Duemila,(13/05/1997) art.2.1.

[26] Si veda il testo  della Commissione dei Saggi, I contenuti essenziali della formazione di base, presentato all'Accademia dei Lincei il 20 marzo 1998, nel sito :http//www.bdp.it.

[27] R. Maragliano ,  Sintesi dei lavori della Commissione dei Saggi sulla Scuola del Duemila,(13/05/1997) , art.2.5.

[28] Ivi, art. 2.1.

[29] B.G.Wilson.,What is a constructivist learning environments, in ID, ( a cura di), Constructivist learning environments, Educational technology publications, Englewood Cliff, 1996, pp.3-8, cit. in B.M.Varisco, V.Grion, Apprendimento e tecnologie nella scuola di base, Torino, Utet, 2000,  p. 40.

[30]Commissione europea, Insegnare e apprendere. Verso la società conoscitiva, 1996. Sito Internet: http://www.cec.lu/en/comm/dg22/dg22/html., p.17.

[31] Ivi, p.45.

[32] Ivi, p.44.

[33]Ivi, p.29. 

[34] Commissione europea, Insegnare e apprendere. Verso la società conoscitiva, cit., p.29.

[35]Ibidem.

[36] Ivi, p.30.

[37] Ivi, p.26.

[38] Ivi, p.44

[39] http://europa.eu.int/comm/education/life/

[40] Commissione delle Comunità europee, Memorandum sull’istruzione e la formazione permanente, Bruxelles,  

30/X/2000,  p.9.

[41] Ivi, p.15.

[42]Ibidem.

[43] Ivi, p.16

[44] Ibidem.

[45] Ibidem.

[46] Ibidem.

[47] Ivi, p.10.

[48] G.Bertagna, L’ipotesi elaborata dal Gruppo ristretto di lavoro, “Annali dell’Istruzione”, XLVII, nn.1-2, 2001, Numero speciale Stati Generali dicembre 2001, p.29. Afferma Bertagna: “L’ipotesi di riforma che si presenta vuole essere attenta all’integrazione tra questi diversi sistemi. Per questo, dalla scuola dell’infanzia all’istruzione e alla formazione superiore prevede un’organizzazione dei piani di studio che orientino il sistema educativo di istruzione  e di formazione formale a confrontarsi con i sistemi educativi informali e non formali dell’extrascuola, e a valorizzarli in funzione della promozione del profilo educativo, culturale,  e professionale finale degli allievi, nonché delle conoscenze e delle abilità che lo specificano nei diversi anni di studio.”

[49] Commissione delle Comunità europee, Memorandum sull’istruzione e la formazione permanente, cit., p.10.

[50] G.Bertagna, L’ipotesi elaborata dal Gruppo ristretto di lavoro, cit., p.35.

[51] D.V.Loertscher, Reinvent your school's in the age of technology, San José-CA, Hi Willow Research and Publishing,1998,  p.6.

 


 [BC1]Dipartimento di Scienze dell’Educazione-Università di Padova