Comunicazione
per il Seminario
“INSEGNANTI E BIBLIOTECARI
PER LA PROMOZIONE DELLA LETTURA”
(Pontedera, 26 marzo 2002)
Maria Stella Rasetti
I “GANCI” DELLA PROMOZIONE:
CATTURARE GLI ADULTI ATTRAVERSO I RAGAZZI
Gli organizzatori del seminario mi hanno autorizzato ad andare
“fuori tema”, consentendomi di utilizzare una chiave interpretativa deformata
rispetto a quelle usate finora: la chiave di chi guarda alle iniziative di
promozione rivolte ai ragazzi non solo come àmbito autonomo e specifico di
azione professionale, ma anche come occasione per raggiungere e conquistare
nuovi lettori adulti.
Ogni nostra riflessione professionale non può tradursi in azioni
efficaci, se non prende le mosse dalla realtà sociale nella quale la biblioteca
pubblica opera, e se in particolare non si misura con il fenomeno della
non-lettura: una realtà pesantissima per il nostro Paese, che costituisce
l’orizzonte di significato all’interno del quale siamo chiamati ad inscrivere
ogni nostra azione di servizio, soprattutto di natura promozionale.
La sostanziale estraneità delle pratiche di lettura dalla biografia
delle persone, il prevalente ricorso ad altre forme di acquisizione di
informazioni rispetto all’uso delle fonti documentarie, la preferenza accordata
alla disinformazione rispetto a qualunque percorso personale di accesso alla
conoscenza, il generale appiattimento
dell’impiego del tempo libero sul consumo
acritico, ed in particolare sul consumo televisivo di bassa qualità,
costituiscono il background
culturale, sociale, politico e civile nel quale noi bibliotecari italiani
veniamo ad operare ogni giorno.
Ed è in questo contesto, così complesso e difficile, che noi
dobbiamo collocare la nostra riflessione sull’efficacia dei percorsi che
attiviamo, assieme agli educatori e ad altri compagni di viaggio – autori,
editori, librai –, per far crescere lo spazio della biblioteca e della lettura
nell’agenda quotidiana del cittadino, piccolo e grande.
Oggi abbiamo ascoltato esemplificazioni e considerazioni
metodologiche che hanno confermato la ricchezza e varietà di esperienze
maturate in materia di promozione della lettura nei confronti del pubblico
infantile e giovanile. Si può asserire, senza téma di smentita, che su questo
fronte le biblioteche pubbliche hanno contratto un vero e proprio debito nei
confronti delle Sezioni Ragazzi, che storicamente sono state le prime a
sperimentare iniziative di animazione, a costruire una “cultura” della
promozione, a consolidare abiti professionali, a suscitare la nascita e
l’affermazione di un mercato pubblico e privato in questo settore, creando ed
alimentando una domanda di promozione a cui hanno saputo rispondere con
efficacia molti soggetti, che nel tempo hanno dato vita a segmenti consistenti
di editoria professionale, a occasioni formative e di aggiornamento per
insegnanti e bibliotecari, a pacchetti di animazione di natura e contenuti
diversi.
Per quanto più gracile rispetto ad altri paesi, questo set di risorse professionali ha avuto
modo di crescere e svilupparsi in termini sia quantitativi che qualitativi,
raggiungendo una massa critica di gran lunga superiore a ciò di cui si dispone
sul fronte della promozione rivolta al pubblico adulto.
La riflessione professionale ha sviluppato alcune interessanti
spiegazioni[1] sulla primogenitura che spetta alla Sezione Ragazzi; spiegazioni
che ne contestualizzano, nel bene e nel male, gli effetti di imprinting nei confronti di quella
cultura della promozione verso il pubblico adulto che ancora ha da consolidarsi
in prassi condivise e sperimentate.
Ma al di là di queste importanti valutazioni teoriche, non dobbiamo
sottacere alcune considerazioni pratiche: un bibliotecario, che opera di norma
con poche risorse e poco personale, sa bene che la strada della promozione nei
confronti dei ragazzi può essere
battuta con una ragionevole speranza di successo, perché offre un dividendo
sicuro. La mediazione operata dall’istituzione scolastica costituisce una
garanzia di riuscita, consentendo alla biblioteca di ottenere con relativa
facilità ottimi risultati almeno sul fronte quantitativo. Un bibliotecario sa
che nei rapporti con la controparte politica, quella che tiene i cordoni della
borsa, i grandi numeri sono tenuti in grande considerazione, e attraverso essi
può passare l’apprezzamento per il servizio, e quindi un suo miglior
posizionamento all’interno dell’Ente.
L’evidente comunanza di mission
nobilita un matrimonio d’amore e d’interesse tra scuola e biblioteca, che porta
in dote a quest’ultima una robusta rete protettiva nei confronti di una
proposta di promozione che in molti casi è ancora troppo debole, estemporanea e
discontinua per non rischiare di schiantarsi al suolo. Il bibliotecario lo sa,
e fa bene a rafforzare la propria istituzione anche con il prestito industriale
delle scolaresche; fa bene a lasciare ad altro momento le valutazioni
sull’efficacia di un servizio che è comunque in grado di proporre e opporre
“grandi numeri” all’amministratore, magari
in tempi di tagli al bilancio.
Chi lavora nella trincea della biblioteca pubblica, chi si sporca
le mani ogni giorno con la non-lettura, sa bene che il prestito industriale ottenuto
grazie ai pellegrinaggi di scolaresche in biblioteca fornisce un dato
sicuramente “drogato”, composto da una cospicua percentuale di prestiti
indotti, a cui segue una immediata e irreversibile mortalità; si tratta di un
fatturato innaturale e non spontaneo, che fa correre la mente – mi si permetta
l’analogia, che vuole essere affettuosa – a quei giovani che si mettono a
vendere pentole o detersivi a tutti i membri della famiglia fino al sesto grado
di parentela, compiendo sì una vendita regolare, ma saturando l’area protetta
delle relazioni familiari e amicali, senza mettere alla prova la propria
intraprendenza con il mercato vero e proprio.
L’azione condotta sui ragazzi per il tramite della scuola è un passo doveroso e impegnativo per
costruirsi un effettivo radicamento in città: doveroso, perché esiste una
oggettiva convergenza di intenti e di approcci tra scuola e biblioteca che
dovrebbe diventare una vera e propria alleanza strategica; impegnativo, perché
fornisce risultati certi, è vero, ma richiede alla biblioteca uno sforzo
costante, duraturo, e quindi senza scorciatoie. Ma è solo il primo passo.
Occorre guardare oltre. Oltre la scuola. Oltre i ragazzi.
Uno dei più accreditati criteri di valutazione sull’efficacia
dell’intervento promozionale è il
“ritorno in biblioteca”: un bambino giunto con la propria classe per
partecipare ad una iniziativa concordata con l’istituzione scolastica, può
dirsi un lettore acquisito non già all’atto del primo prestito, indotto o
comunque caldeggiato dall’insegnante, ma se e quando torna in biblioteca da solo, in un contesto finalmente libero
dagli obblighi e dalle suggestioni collettive, attivando con la biblioteca un
rapporto più personale e autonomo.
Un secondo e più controverso criterio di valutazione – che qui
presento come ipotesi di lavoro, da sottoporre al vostro giudizio e alla vostra
critica – è quello che supera la relazione 1-1 tra il giovane lettore e la sua
biblioteca, per saggiarne la possibile funzione di “gancio” nei confronti di
soggetti adulti a lui legati da relazioni familiari o di ruolo professionale;
si tratta di un criterio che è ben lontano dal godere dei crismi della
scientificità, e che sicuramente necessita di un affinamento concettuale ben
superiore allo spazio di questa comunicazione. E’ un criterio che presenta
molte difficoltà nell’applicazione operativa, e che sconta tutte le
incongruenze del suo voler misurare un’azione individuale (quella del ragazzo
che legge e frequenta la biblioteca) nei termini di una potenzialità collettiva
(quella degli adulti che possono essere richiamati per il suo tramite all’uso
della biblioteca).
Molti, dunque, i capi d’accusa che possiamo muovergli, davanti
all’ideale giuria di esperti in materia di valutazione e misurazione dei
servizi bibliotecari.
Ma in sua difesa dobbiamo riconoscere che questo criterio va nella
direzione di sdoganare la Sezione Ragazzi dal rischio di isolarsi dal restante
corpo della biblioteca; un rischio che si rileva spesso direttamente
proporzionale alla vivacità della Sezione Ragazzi, alla sua capacità di
organizzare e gestire iniziative di promozione indipendenti e autonome dalla
programmazione del servizio bibliotecario nel suo complesso. In questi casi, la
presenza di personale fortemente motivato, qualificato e specificamente
destinato alla Sezione rischia addirittura di amplificare l’effetto enclave, riducendo i preziosi fenomeni di tracimazione e
contaminazione tra segmenti diversi di attività che aiutano la biblioteca ad
acquisire e mostrare una identità compatta, attutiscono il salto stilistico e
gestionale tra Sezione Ragazzi e biblioteca generale (origine di non pochi
abbandoni per disamore), insegnano alla biblioteca generale la lezione e lo
stile della promozione.
Ancora in sua difesa, possiamo dire che questo criterio ha la
marcia in più degli strumenti interpretativi che colgono la dimensione sociale
del fenomeno della lettura, affermando la capacità contaminativa delle sue
pratiche, generando modalità strategiche di radicamento nella comunità locale
che fanno del lettore un testimonial
della biblioteca ed un possibile
alleato nella ricerca (non proselitistica, per carità!) di nuovi potenziali
lettori.
Gli scenari nei quali i ragazzi possono essere considerati “ganci”
per acquisire nuovo pubblico adulto sono tutti segnati dalla qualità della
prestazione che la biblioteca è chiamata ad erogare nei confronti dei
potenziali clienti. Pensiamo in primo luogo all’appetibilità del luogo nel quale far scattare la trappola
dell’innamoramento: la biblioteca deve essere un bel posto, dove è piacevole
trascorrere il tempo, dove si scopre l’esistenza di un’atmosfera particolare
che può valer la pena di respirare ogni tanto. La biblioteca deve essere più
accattivante di un supermercato, più pulita di una banca, più comoda della hall
di un albergo per poter innamorare; o almeno deve valorizzare al massimo i
propri spazi agli occhi di chi sa fare rapidi confronti con altri luoghi
pubblici e privati, ed in base a tali confronti opera giudizi lapidari e
qualche volta senza appello.
Pensiamo all’appetibilità
dei servizi: quanto valore aggiunto
è riposto nei nostri servizi di reference,
quanto veloci sono le nostre procedure di acquisto delle novità librarie,
quanto ricca è la nostra offerta informativa, quante sorprese siamo in grado di
riservare ai cittadini che varcano la soglia della biblioteca? Se in un giorno
magicamente scelto dal destino tutti i nostri concittadini venissero in
biblioteca a far valere i propri diritti di accesso all’informazione, o
stabilissero di dedicare il tempo libero alla buona letteratura, a quanta parte
della domanda saremmo in grado di offrire una risposta entusiasmante? Del pari,
in un qualunque giorno della vita di tutti giorni, quanta parte della domanda
siamo in grado di fidelizzare stabilmente? Si tratta di domande cattive, che ci
inchiodano alla realtà ispida e tagliente delle scarse risorse con cui siamo
chiamati a sbarcare il lunario, in attesa di tempi migliori che, peraltro, ci
appaiono tragicamente tramontati.
Davanti al bicchiere mezzo vuoto, proviamo per un momento a non
pensare all’acqua che manca, ma a quella che c’è; proviamo a trasformare le
occasioni di contatto con i ragazzi, tante, numerose, gratuite, in scommesse
sul nostro servizio, in investimenti sulla nostra reputazione, guardando strategicamente
a tutti quegli adulti, non lettori o lettori deboli, con cui possiamo entrare
in relazione attraverso i ragazzi: pensiamo agli adulti children-oriented.
1) GLI INSEGNANTI:
le indagini statistiche li collocano stabilmente fra i lettori deboli. Non è qui il luogo di
indagare sul perché ci sia così poco amore per la lettura in un gruppo sociale
che per professione è chiamato ad operare con i libri, né vale la pena di
misurare qui le conseguenze culturali che tale lontananza esercita sull’esercizio
di un ruolo intrinsecamente intellettuale.
Voglio solo limitarmi a ricordare che i piani di azione che la
biblioteca è chiamata ad attivare nei confronti di questo gruppo di lettori
potenziali sono molteplici, e tutti direttamente collegati alla propria mission: penso a occasioni di
aggiornamento sul tema della lettura, alla presentazione sistematica e
continuativa nel tempo delle novità librarie (attività di alto profilo ma
tutt’altro che praticata sistematicamente dalle biblioteche, almeno a giudicare
dall’allegro imperversare di Pattini
d’argento tra le proposte di lettura offerte dagli insegnanti ai bambini
alla vigilia delle vacanze estive); penso a proposte di lettura sul fronte
pedagogico e didattico, che richiedono il ricorso a professionalità esterne
alla biblioteca, a cui accedere in modalità cooperativa. Penso, infine, alla
capacità della biblioteca di adattarsi alle esigenze didattiche della scuola,
non già esercitando il tradizionale e rancoroso ruolo di supplenza, ma
valorizzando la propria capacità di farsi partner
attivo e autorevole su progetti didattici incentrati sul libro e la lettura che
nelle scuole si stanno realizzando, spesso ad un buon livello qualitativo.
2) I GENITORI: le numerose attività di animazione proposte
dalla biblioteca al mondo della scuola non riescono quasi mai a varcare
l’orizzonte della relazione interistituzionale, lasciando fuori, in uno sfondo
indistinto ed inesplorato, le famiglie e le relazioni sociali nei quali i
bambini e i ragazzi sono inseriti. I genitori vengono contattati solo nei
momenti di crisi quando c’è da ricomprare un libro perduto, riportare indietro
una cassetta scaduta, pagare una multa o riparare ad un danno. La biblioteca
non ha l’abitudine di fare dell’esperienza della visita guidata o dell’attività
d’animazione un’occasione per entrare in relazione, oltre che con la scuola,
anche con le famiglie dei ragazzi.
Le opportunità per creare con le famiglie un rapporto intonato con
il piacere della lettura, e non segnato dall’istanza burocratica del rispetto
delle regole, la biblioteca le coglie
quando propone attività extra-scolastiche: giochi di lettura, attività
di story-telling, iniziative
d’animazione a cui i bambini e ragazzi decidono di destinare il tempo libero,
anteponendo di propria iniziativa la biblioteca alle delizie della play
station, dei cartoni in TV, della bicicletta e del campo di calcio. In tutti
questi casi gli adulti accompagnatori si ritrovano ad attraversare vari stadi
della relazione con la biblioteca: agli inizi stanno in disparte, sussiegosi e
un po’ fuori posto, poi cominciano a incuriosirsi, allentano il nodo della
cravatta, si guardano intorno, cominciano ad esplorare, per poi scoprirsi ad
aspettare il nuovo appuntamento del bambino con la biblioteca come occasione
per prendersi un po’ di tempo per sé. “Tempo per sé”: e chi ne ha, oggigiorno?
E se fosse questo il vero gancio con cui conquistare i lettori adulti? Quante
biblioteche oggi, nel nostro paese, organizzano per i genitori momenti di
“libera uscita” in biblioteca, prendendosi cura dei bambini, e regalando loro
la preziosa opportunità di trascorrere un’ora in santa pace a sfogliare
riviste, scorrere titoli di videocassette, collegarsi a Internet e scegliere un
paio di romanzi da tenere sul comodino? Il baby-nursing all’insegna della
lettura è alla portata di ogni sezione ragazzi; ma nessuno mai l’ha ancora
applicata a vantaggio dei genitori, per indurli alla tentazione della lettura.
Potrebbe essere, questo come altri, un esperimento da tentare.
I genitori possono essere i beneficiari di proposte di lettura e
approfondimento tematico sul ruolo educativo della famiglia; la costruzione di
percorsi di lettura sui diversi aspetti del mestiere di padre e madre è una
attività impegnativa ma molto gratificante per la biblioteca, che mette alla
prova il proprio patrimonio su un tema particolarmente sentito dalla gente,
misurandone la capacità di rispondere a bisogni reali. Ed è esattamente questo,
rispondere a bisogni reali, e non altro, il nostro principale lavoro.
3) I NONNI: sono ormai sempre più frequenti le iniziative di
alfabetizzazione informatica rivolte agli anziani, nelle quali sono impiegati
come docenti i bambini e i ragazzi, in un simpatico ribaltamento dei
tradizionali ruoli di apprendimento. Questo tipo di iniziative costituisce un
interessante modello, che è stato felicemente applicato anche nel caso delle
aperture straordinarie dei musei e nelle attività didattiche dell’Università
dell’Età Libera. Nel caso specifico della biblioteca, potremmo pensare ad impiegare
i bambini per presentare ai loro nonni le opportunità della biblioteca; per
leggere ad alta voce delle storie (anche in questo caso ribaltando i ruoli, e
restituendo ai nonni il favore tante volte goduto della favola della buona
notte), per convincerli ad accompagnarli in biblioteca, e a condividere
un’esperienza gratificante di impiego del tempo libero.
4) GLI ADULTI CHE LAVORANO CON I RAGAZZI nel mercato e nel
volontariato: penso a quei soggetti children-oriented
per motivi di lavoro e di scelte di tempo libero, che possono essere richiamati
a fare l’esperienza della biblioteca, facendo leva su questo particolare
segmento dei propri interessi professionali. Tali persone possono essere
indotte a varcare la soglia della biblioteca e a sperimentare inedite
navigazioni tra i libri attraverso occasioni che facciano genuinamente leva su
tali interessi, e le inducano ad accettare la sfida che ogni rottura delle
abitudini comporta: per un allenatore di una squadra giovanile di calcio
passare un pomeriggio con i propri “pulcini” tra gli scaffali della biblioteca
è sicuramente meno rassicurante che su un rettangolo verde. Si tratta di
costruire occasioni, di usare tutti i mezzi della seduzione e della sedizione
per rompere equilibri, giocare con i paradossi, indurre in tentazione.
La tentazione: ecco la nostra nuova frontiera. Far venire voglia di
leggere, far crescere la voglia, diffondere la malattia, contagiare. E i
ragazzi sanno essere degli splendidi untori.
[1] Cfr. Luca Ferrieri, La promozione della lettura in biblioteca. Modelli e strategie in un’indagine nazionale sulle biblioteche pubbliche, Milano, Bibliografica, 1996; Idem, Il piacere di leggere si può promuovere?, in Il futuro della lettura, a cura di Maurizio Vivarelli, Roma, Vecchiarelli, 1997, p. [203]-217; Idem, La promozione della lettura, in La biblioteca pubblica. Manuale ad uso del bibliotecario, a cura di Giovanni V. Moscati, Milano, Unicopli, 2000 (nuova ed. aggiornata ed ampliata), p. [157]-205.